Continuità territoriale, demagogia e populismo.

Dobbiamo confessare il nostro sconcerto di fronte alla chiamata alle armi antieuropea degli esponenti regionali di quei partiti che pure, ancora nelle recenti elezioni politiche, hanno invocato il voto degli elettori a difesa dell’Europa, contro le presunte pulsioni centrifughe, in chiave populista e demagogica di chi, come il Movimento, si proponeva come alternativa rispetto a loro.
Ci tocca leggere su La nuova Sardegna del 1° maggio che i c.d. “euroburocrati” disconoscono che la Sardegna “non è un’isola lontana dal resto del continente europeo, e il diritto alla mobilità dei sardi viene dopo il sacro principio del libero mercato” e che “l’assessore ai Trasporti Carlo Careddu in questi mesi ha lavorato con attenzione al pacchetto Ct1 e ha lavorato alla mediazione con l’Ue” ci fa capire che le capacità di comunicazione del nostro assessore ai trasporti sono sicuramente superiori alle capacità (sue e del suo predecessore) di riuscire ad applicare le chiare regole Ue in materia di oneri di servizio pubblico ed aiuti di Stato alle compagnie aeree.
Ci si lamenta di quella che sarebbe l’assoluta insensibilità dell’Europa di fronte all’esigenza di tutelare il diritto alla mobilità dei Sardi. Senonché, il processo l’Europa si basa sui contenuti di una lettera della Commissione, che ha provocato la revoca, da parte della stessa Regione, del bando sulla continuità territoriale. Il problema è che il contenuto di quella lettera non è noto a nessuno. Il che è di per sé potrebbe essere anche corretto, tenuto conto che non si trattava di documento destinato alla divulgazione. Tuttavia, ci sembra assolutamente abnorme pretendere che i Sardi si indignino per le colpe dell’Europa, senza, però, evidenziare quali esse siano, o, meglio, sarebbero. Un segreto tanto gelosamente custodito lascia sospettare che, forse, più che di colpe dell’Europa, si sia trattato di errori della Regione, tanto più che le soluzioni adottate nel famoso, ed ormai revocato, bando qualche perplessità l’avevano comunque suscitata, tra l’altro anche in relazione all’idoneità a soddisfare effettivamente, ed in maniera omogenea, le esigenze minime di mobilità di tutte le aree della nostra Isola.
Per capire che l’Ue non è una matrigna ma che anzi ha da sempre posto precise disposizioni a tutela del diritto alla mobilità verso le Isole, e che la colpa non è degli “euroburocrati”, basta richiamare la disciplina relativa all’imposizione degli oneri di servizio pubblico (su cui si fonda la continuità territoriale) e ricordando che l’art. 16 del reg. Ce 1008/08 prevede che ogni “Stato membro può imporre oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei di linea effettuati tra un aeroporto comunitario e un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo all’interno del suo territorio o una rotta a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto nel suo territorio, qualora tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico e sociale della regione servita dall’aeroporto stesso. Tale onere è imposto esclusivamente nella misura necessaria a garantire che su tale rotta siano prestati servizi aerei di linea minimi rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, tariffazione o capacità minima, cui i vettori aerei non si atterrebbero se tenessero conto unicamente del loro interesse commerciale”.
Al di là della disciplina relativa all’imposizione degli oneri di servizio pubblico vanno poi ricordate le attenzioni che l’Ue ha riservato alle aree ultra periferiche e remote, in tema di aiuti di Stato, già con l’art. 107, § 3, lettera c) TfUe (ex art. 92 Tr. Ce) che prevede la compatibilità, con le norme della concorrenza dello stesso Trattato di quegli aiuti/interventi “[…] destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché quello delle regioni di cui all’articolo 349, tenuto conto della loro situazione strutturale, economica e sociale”, per non parlare delle elastiche previsioni offerte dagli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree. Con queste premesse è davvero inquietante leggere che la Regione è pronta all’Euroribellione… certo tanto son tutti ricchi con i soldi degli altri! Eventuali sanzioni emesse dalla Commissione non le pagherebbero Pigliaru e Careddu di tasca propria ma la Regione dalla tasca dei sardi! Ma forse questa (quella dell’euroribellione) è la strategia consigliata dal Super Consulente della Regione pagato per dare una soluzione alla politica sugli aiuti di Stato alle compagnie aeree. È molto facile dare la colpa agli “euroburocrati” o alle “rigide regole Ue” e fomentare così la popolazione. Prima di dare le colpe agli altri forse sarebbe opportuno capire se ci siano delle responsabilità da parte di chi predisponendo i bandi per la continuità territoriale, non abbia saputo rispettare le norme eurounitarie in materia (che per inciso non sono mica cambiate in itinere). È davvero strano, vergognoso che non sia stato reso pubblico il contenuto della comunicazione della Commissione europea con la quale venivano mosse delle obiezioni sul bando relativo alla c.d. CT1. L’allora porta voce Nicola Bianchi a più riprese ha chiesto alla Regione di vedere le carte ma non ha avuto nessuna risposta…È assurdo che la Regione abbia pagato un consulente esterno dopo che noi come Movimento, grazie al Pv uscente, avevamo offerto il supporto dei nostri esperti (che in quanto pagati da noi non sarebbero costati un euro ai cittadini). Abbiamo organizzato varie tavole rotonde con i nostri esperti, Nicola Bianchi dopo aver evidenziato le criticità del bando (circa la frequenza dei voli e dei servizi inclusi) più e più volte ha teso la mano e ha proposto soluzioni che offrissero ai sardi soluzioni per la mobilità e che garantissero all’Isola, davvero, la tanto agognata destagionalizzazione del turismo, ma nessuno lo ha ascoltato. La sua è stata una voce inascoltata.
Ma vi sembra normale che non si riesca ad avere un bando definitivo e si vada avanti con continue proroghe che mettono a rischio la stagione turistica? Insomma, si è provocata un’emergenza e se ne sono tamponati gli effetti con reiterati provvedimenti provvisori; non vorremmo che anche questo finisce per provocare ulteriori conseguenze negative per la Sardegna. Poi leggere che si opta per l’eliminazione della tariffa unica fa ancora più riflettere…Ma si rendono conto che equivale a distruggere il turismo e qualsiasi progetto di destagionalizzazione ??” Si tratterebbe dell’ennesima eredità negativa che l’attuale amministrazione lascerebbe al governo regionale che si instaurerà con le ormai prossime elezioni.
Non si può essere europeisti solo a convenienza… e pensare che accusavano noi di populismo antieuropeista. Le leggi vanno rispettate e quando non sono condivise vanno comunque rispettate ed eventualmente cambiate! Perché gli eurodeputati del PD non hanno proposto nuove norme, nuove soluzioni? Bisogna assolutamente chiarire che l’Ue non è contro la continuità territoriale o contro la mobilità dei Sardi ma contro la disapplicazione di regole, che consentono di contemperare tali esigenze e le legittime aspettative dei Sardi con i principi di libertà economica e di libero mercato.