Intervento in commissione VIII Ambiente su linee programmatiche del Ministro Costa

Durante la prima audizione del Ministro Costa in commissione ambiente, sono intervenuta a nome del gruppo Cinque Stelle. Ho ringraziato il Ministro per l’impegno e gli obbiettivi programmatici esposti, inoltre ho posto alcune domande sui temi ambientali, che, come gruppo Cinque Stelle, crediamo siano di vitale importanza per raggiungere gli obiettivi, per i quali da anni lottiamo.
Credo che, se continuerà questa sinergia tra esecutivo e legislativo, finalmente i risultati sperati non tarderanno ad arrivare.

Asinara: presidio territoriale ridotto – interrogazione al ministro

Sono felice di avere il supporto del collega Alberto Manca in commissione ambiente. C’è tantissimo da fare, stiamo lavorando fattivamente a diversi casi importanti per la nostra Sardegna… questo è solo uno dei tanti.

 

 

Ecco il testo completo dell’interrogazione:

 

ALBERTO MANCA e DEIANA. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

con decreto del Presidente della Repubblica 3 ottobre 2002 veniva istituito il parco nazionale dell’Asinara, nonché il relativo Ente parco (articolo 1), perimetrandone il territorio. Col medesimo atto si affidavano, rispettivamente:

a) al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare l’esercizio della vigilanza sulla gestione del parco (articolo 10, comma 1, allegato A);

b) al Corpo forestale e di vigilanza ambientale della regione autonoma Sardegna la sorveglianza del territorio di pertinenza del parco (articolo 10, comma 1, allegato A);

con propria determinazione n. 131 dell’11 marzo 2008 (prot. N. 19626) il comandante pro tempore del Corpo forestale e di vigilanza ambientale disponeva che il servizio di istituto presso la stazione forestale dell’Asinara fosse articolato settimanalmente su 4 turni di nove ore giornaliere senza interruzioni, garantendo in tal modo (tra orario di servizio e permanenza sull’isola in regime di reperibilità) una sorveglianza h24 da parte degli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale su tutto il territorio del parco;

con delibera di giunta regionale n. 16/13 del 14 aprile 2015 veniva ridefinita la circoscrizione della stazione forestale dell’Asinara, attribuendo alla stessa anche la giurisdizione di tutto il territorio dei comuni di Porto Torres e Stintino e parte del territorio del comune di Sassari;

con propria determinazione n. 69130 del 24 ottobre 2017 (prot. n. 3416), il comandante pro tempore del Corpo forestale e di vigilanza ambientale disponeva una diversa programmazione dell’articolazione oraria del servizio del personale della stazione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale dell’Asinara, facendo venir meno il presidio fisso che in precedenza aveva caratterizzato l’attività di sorveglianza del parco;

tale riassetto dei turni, unito al citato ampliamento territoriale della giurisdizione in capo alla stazione di cui sopra, ha determinato una drastica riduzione delle ore effettive di sorveglianza esercitata all’interno dell’area protetta, giacché la maggior estensione del territorio da sorvegliare ad opera del personale in servizio presso l’Asinara ha aumentato il numero di spostamenti delle pattuglie dentro e fuori dal parco, con conseguente erosione del tempo dedicato e da dedicare al controllo del medesimo;

la siffatta organizzazione dell’attività di sorveglianza è in grado di compromettere l’efficacia e l’efficienza della stessa;

il mantenimento di tale stato dei luoghi può determinare altresì il non ottimale espletamento della funzione di prevenzione e repressione degli incendi boschivi esercitata dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale, il cui buon andamento si basa, come noto, sulla capacità di pronto intervento degli operatori. A ciò si aggiunga che tale capacità, nel caso in questione risulta già compromessa a causa dell’inidoneità allo svolgimento di mansioni di operatore «AIB» medicalmente accertata in gran parte del personale in organico alla suddetta stazione –:

se il Ministro interrogato sia al corrente della situazione descritta in premessa e se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, attivare un canale di diretta interlocuzione con la regione autonoma Sardegna, affinché possano essere adottate le iniziative necessarie a superare le criticità evidenziate, mediante il ripristino di condizioni idonee a garantire una sorveglianza fissa e continua sul territorio dell’isola parco.
(4-00498)

 

 

 

 

 

Dalle Parole ai fatti. Convengo sulla continuità territoriale e turismo.

Dalle Parole ai fatti…
Sabato,come sapete, ad Alghero abbiamo organizzato il primo di tanti focus dedicati alla continuità territoriale (a settembre ci sarà quello sulla continuità marittima). Si sono avvicendati, come relatori, non solo i nostri tecnici e i Consiglieri Comunali (che ringrazio di cuore, perché hanno dimostrato una sensibilità e un’energia unica) ma anche, cosa ben più importante, voi cittadini, che avete partecipato attivamente con grande spirito propositivo.
Emozionante vedervi così numerosi, così partecipativi.
Voi siete, per primi, da ringraziare.
Vi ringrazio perché mi avete dato conferma che la “res pubblica”, nella sua gestione politica e tecnica, non può prescindere dal sentire e dal cercare di attuare al meglio la voce del popolo.
Chi ha creato bandi senza tener conto di questa voce ha miseramente fallito.
Vi ringrazio perché ci avete dimostrato e dato interessantissimi spunti di riflessione, sui quali, già da domani, con il mio collega ed amico Nardo Marino (commissione trasporti Camera dei Deputati) lavoreremo fattivamente con i nostri tecnici per trovare una soluzione.
La migliore soluzione possibile, che veda meglio tutelato il nostro diritto alla mobilità, che non ci lascerà più senza possibilità di tornare a casa (perché avendo solo tre voli al giorno) l’aereo è pieno.
Una soluzione che tenga in considerazione le diverse esigenze dei vari territori.
Una soluzione che ci permetta, finalmente, di poter aver turismo molto più di 3 mesi all’anno.
Una risoluzione che non si fermi con l’atterraggio del velivolo in aeroporto, ma che permetta ai cittadini, ai turisti di poter arrivare ovunque nel nostro territorio.

Perché la continuità territoriale è anche questo… creare un sistema capillare di servizi di trasporto terreste, che permetta a tutti di arrivare senza difficoltà ovunque.
Vi terrò aggiornati
Buon lunedì a tutti.

 

 

 

 

Diretta dell’evento

Fiume Santo: Sconcerto e preoccupazione per la situazione della centrale

Non posso nascondere di aver avuto, e tutt’ora abbia, delle forti riserve circa le procedure seguite per il metodo di abbattimento della ciminiera e delle caldaie della Centrale termoelettrica di Fiume Santo.

Ho trovato, a suo tempo, un certo conforto nel leggere una comunicazione della Direzione generale dell’Ambiente della RAS, nella quale si diceva che… «Per quanto concerne l’emissione di polveri conseguente alla demolizione della ciminiera, considerato tra l’altro che: – la porzione di ciminiera interessata dalle cariche esplosive è limitata ad una piccola parte in corrispondenza della base di appoggio, a cui seguirà il ribaltamento della ciminiera; -dopo l’impatto al suolo la parte inferiore della ciminiera, nella quale “possono trovarsi rifiuti pericolosi sotto forma di fuliggine (considerato anche che la parte superiore del rivestimento interno risulta collassata e a seguito del crollo il materiale si è accumulato nella parte inferiore del corpo della ciminiera), “manterrà la forma di fuso cilindrico con fratture di entità minima”, riducendo il rischio di dispersione nell’ambiente degli stessi; le polveri generate dal crollo saranno limitate alle quote più basse e pertanto potranno essere facilmente abbattute con il sistema di nebulizzazione previsto e confinabili entro un raggio limitato, programmando la demolizione in funzione delle condizioni meteorologiche favorevoli così come dichiarato dalla Società».

Alla luce delle repertazioni fotografiche e video relative all’abbattimento della ciminiera e al “tentato” abbattimento di una delle caldaie, apparse sui principali quotidiani locali e sui social media, il conforto che avevo trovato nel comunicato della regione, si è trasformato in sconcerto e preoccupazione per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Dai video e dalle fotografie relative all’abbattimento della ciminiera, questa risulta sbriciolata e crollata sulla nuda terra, e le misure di contenimento delle polveri non sembrano esser state sufficienti. Così come al tentato abbattimento della caldaia, che dopo il brillamento non si sposta di un millimetro, a contraria testimonianza della presunta instabilità e logoramento della struttura. Dai video si vede chiaramente che la caldaia rimane in piedi dopo lo scoppio, causando un inutile inquinamento acustico, tale da rende indispensabile ripetere il brillamento…(le risultanze non mi lasciano serena sulla competenza ed esperienza della ditta incaricata…).

Tutto questo non mi sembra corrispondere alle previsioni enunciate nel comunicato della Regione e così, senza puntare il dito contro nessuno e senza gridare al disastro ambientale, ma con ferma determinazione ad appurare lo stato delle cose, per dare una risposta ai numerosi cittadini e alle associazioni che in questi giorni mi stanno contattando preoccupati per la salute della cittadinanza, è mia intenzione portare la questione all’attenzione della Commissione Ambiente della Camera.

Demolizioni a Fiume Santo: tante le incognite e i rischi

La torre della centrale elettrica verrà demolita il 6 giugno. La demolizione sarà eseguita con modalità e tecnologie ormai obsolete ed a forte impatto ambientale, contrariamente a quanto previsto nel progetto iniziale. Le demolizioni dei gruppi 1 e 2 sono iniziate nel 2014 quando la società che gestiva il l’impianto energetico di Fiume Santo faceva capo al gruppo tedesco E-on. Allora, in seguito a regolare gara d’appalto, i lavori furono aggiudicati ad una società di caratura internazionale che esegue per mestiere questo tipo di interventi. Il progetto per la demolizione del camino prevedeva l’utilizzo di una piattaforma montata sulla sua sommità. Tale piattaforma, con l’ausilio di un particolare macchinario, avrebbe eroso la struttura e gettato i materiali di risulta all’interno del camino stesso, permettendo altresì la separazione e l’eventuale recupero degli stessi. Questa metodologia era, ed è, l’unica in grado di assicurare che venissero messi in campo tutti gli strumenti per evitare impatti ambientali non controllati soprattutto considerando il fatto che, in riferimento al camino, la parte interna della canna fumaria che ha trasportato tanti fumi pesantemente inquinati, necessita di una bonifica puntuale di tutta la struttura. Allo stesso tempo, le modalità di demolizione delle caldaie prevedevano l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili una volta bonificate internamente.

Nulla di tutto ciò è più previsto oggi. In seguito alla vendita della centrale al gruppo ceco EPH, la società che aveva vinto la gara, venne liquidata. Il gruppo EPH scelse di affidare questi
lavori, ad una sua controllata che mai aveva eseguito demolizioni di questo tipo, la società AVE. Una volta preso possesso del cantiere già avviato dalla precedente società, la AVE per
ridurre i costi e non avendo sufficiente sensibilità e competenza, ha deciso di utilizzare un metodo di demolizione “anteguerra”: la dinamite. In Italia oggi, nessuna demolizione viene eseguita in questo modo. Ma non è tutto. Ancor più grave è il fatto che il camino e le caldaie verranno rovesciati nelle condizioni in cui si trovano, cioè senza una bonifica preventiva, come normalmente accade in tutto il mondo. Quando cadranno a terra, avranno in pancia tutto il loro contenuto fatto di residui di combustione e ceneri contenenti metalli pesanti e sostanze cancerogene e pericolose per la salute, refrattari e coibentanti molto probabilmente contenenti amianto.

Qualche mese fa, come ha riportato puntualmente La Nuova Sardegna, il Ministero e la Regione non si erano opposti all’abbattimento con le cariche esplosive, oggetto della richiesta di modifica avanzata da AVE attraverso EP, rispetto al piano iniziale già approvato nel 2014. Solo ARPAS pareva contraria per il notevole impatto ambientale negativo, ma ha poi fatto una clamorosa marcia indietro, arrendendosi forse solo sulla base delle insistenti ed inconsistenti spiegazioni fornite dalla stessa EP, prive di consistenza tecnica e peraltro mai contro verificate, per quanto è dato sapere. Le perplessità oggi nascono dal fatto che la dispersione incontrollata al suolo, prodotta dal rovesciamento e dal successivo sbriciolamento di una struttura come il camino, alta 150 metri, sarà di notevole entità. Le ceneri, le polveri di ogni genere e le fibre prodotte, inevitabilmente verranno disperse nell’ambiente circostante e lo stesso accadrà per le imponenti caldaie, alte 40 metri. Insomma, ci possiamo ragionevolmente aspettare una colonna di polveri alta qualche centinaio di metri per ogni rovesciamento. E poi, come verranno trattate le centinaia di tonnellate di macerie prodotte, che inevitabilmente diventeranno rifiuti pericolosi? E le centinaia di tonnellate di rottami? Dove sono finite le prescrizioni ministeriali che chiedevano di adottare ogni possibile misura necessaria a garantire il massimo recupero dei materiali? Siamo agli inizi della stagione balneare e la zona sarà densamente frequentata dai turisti a poche decine di metri dal luogo delle operazioni.

Chi può garantire la salubrità dell’ambiente circostante? Quale rete di monitoraggio ambientale è stata organizzata in proposito? Perché tanti lavori di demolizione si continuano ad eseguire in momenti lontani dai normali orari lavorativi? Il silenzio e la scarsa informazione con cui sta passando questo importante lavoro che dovrebbe essere di ripristino nel nostro territorio, (che avrebbe potuto arricchirlo, anziché sfruttarlo e continuare ad inquinarlo). Si pensi alla presenza, a 500 metri di distanza dal sito, dello stagno di Pilo, Area SIC con un ecosistema fragile e estremamente delicato, con buona pace dei sindacati, delle parti sociali, delle associazioni ambientaliste e delle istituzioni. Orbene, come è possibile che il territorio accetti o debba accettare un tale scempio, per giunta perpetrato con tracotanza, in sfregio all’ambiente ed alla dignità del popolo sardo? E perché poi tutto ciò? Perché invece di risarcire il territorio lo si continua a calpestare in nome del Dio denaro? E poi, quale denaro? Si tratterrebbe comunque di briciole rispetto agli utili che questo gruppo straniero, in barba alla salute ed al benessere dei lavoratori, dei cittadini che risiedono qui o di passaggio perché turisti, sta mettendo da parte nei fortini cechi, molto lontano dalla meravigliosa Sardegna. In definitiva, per risparmiare un po’ di soldi e far lavorare chi prima d’ora mai aveva fatto lavori di questa entità, si eseguono -senza alcuna remora- opere con mezzi e tecnologie vetuste, certo non consone ad un mondo che guarda ad un futuro sostenibile ed assicurando un inquinamento certo senza alcuna garanzia di sviluppo futuro. Peccato che una volta abbattute queste strutture nessuno potrà testimoniare un granché!

Continuità territoriale, demagogia e populismo.

Dobbiamo confessare il nostro sconcerto di fronte alla chiamata alle armi antieuropea degli esponenti regionali di quei partiti che pure, ancora nelle recenti elezioni politiche, hanno invocato il voto degli elettori a difesa dell’Europa, contro le presunte pulsioni centrifughe, in chiave populista e demagogica di chi, come il Movimento, si proponeva come alternativa rispetto a loro.
Ci tocca leggere su La nuova Sardegna del 1° maggio che i c.d. “euroburocrati” disconoscono che la Sardegna “non è un’isola lontana dal resto del continente europeo, e il diritto alla mobilità dei sardi viene dopo il sacro principio del libero mercato” e che “l’assessore ai Trasporti Carlo Careddu in questi mesi ha lavorato con attenzione al pacchetto Ct1 e ha lavorato alla mediazione con l’Ue” ci fa capire che le capacità di comunicazione del nostro assessore ai trasporti sono sicuramente superiori alle capacità (sue e del suo predecessore) di riuscire ad applicare le chiare regole Ue in materia di oneri di servizio pubblico ed aiuti di Stato alle compagnie aeree.
Ci si lamenta di quella che sarebbe l’assoluta insensibilità dell’Europa di fronte all’esigenza di tutelare il diritto alla mobilità dei Sardi. Senonché, il processo l’Europa si basa sui contenuti di una lettera della Commissione, che ha provocato la revoca, da parte della stessa Regione, del bando sulla continuità territoriale. Il problema è che il contenuto di quella lettera non è noto a nessuno. Il che è di per sé potrebbe essere anche corretto, tenuto conto che non si trattava di documento destinato alla divulgazione. Tuttavia, ci sembra assolutamente abnorme pretendere che i Sardi si indignino per le colpe dell’Europa, senza, però, evidenziare quali esse siano, o, meglio, sarebbero. Un segreto tanto gelosamente custodito lascia sospettare che, forse, più che di colpe dell’Europa, si sia trattato di errori della Regione, tanto più che le soluzioni adottate nel famoso, ed ormai revocato, bando qualche perplessità l’avevano comunque suscitata, tra l’altro anche in relazione all’idoneità a soddisfare effettivamente, ed in maniera omogenea, le esigenze minime di mobilità di tutte le aree della nostra Isola.
Per capire che l’Ue non è una matrigna ma che anzi ha da sempre posto precise disposizioni a tutela del diritto alla mobilità verso le Isole, e che la colpa non è degli “euroburocrati”, basta richiamare la disciplina relativa all’imposizione degli oneri di servizio pubblico (su cui si fonda la continuità territoriale) e ricordando che l’art. 16 del reg. Ce 1008/08 prevede che ogni “Stato membro può imporre oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei di linea effettuati tra un aeroporto comunitario e un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo all’interno del suo territorio o una rotta a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto nel suo territorio, qualora tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico e sociale della regione servita dall’aeroporto stesso. Tale onere è imposto esclusivamente nella misura necessaria a garantire che su tale rotta siano prestati servizi aerei di linea minimi rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, tariffazione o capacità minima, cui i vettori aerei non si atterrebbero se tenessero conto unicamente del loro interesse commerciale”.
Al di là della disciplina relativa all’imposizione degli oneri di servizio pubblico vanno poi ricordate le attenzioni che l’Ue ha riservato alle aree ultra periferiche e remote, in tema di aiuti di Stato, già con l’art. 107, § 3, lettera c) TfUe (ex art. 92 Tr. Ce) che prevede la compatibilità, con le norme della concorrenza dello stesso Trattato di quegli aiuti/interventi “[…] destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché quello delle regioni di cui all’articolo 349, tenuto conto della loro situazione strutturale, economica e sociale”, per non parlare delle elastiche previsioni offerte dagli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree. Con queste premesse è davvero inquietante leggere che la Regione è pronta all’Euroribellione… certo tanto son tutti ricchi con i soldi degli altri! Eventuali sanzioni emesse dalla Commissione non le pagherebbero Pigliaru e Careddu di tasca propria ma la Regione dalla tasca dei sardi! Ma forse questa (quella dell’euroribellione) è la strategia consigliata dal Super Consulente della Regione pagato per dare una soluzione alla politica sugli aiuti di Stato alle compagnie aeree. È molto facile dare la colpa agli “euroburocrati” o alle “rigide regole Ue” e fomentare così la popolazione. Prima di dare le colpe agli altri forse sarebbe opportuno capire se ci siano delle responsabilità da parte di chi predisponendo i bandi per la continuità territoriale, non abbia saputo rispettare le norme eurounitarie in materia (che per inciso non sono mica cambiate in itinere). È davvero strano, vergognoso che non sia stato reso pubblico il contenuto della comunicazione della Commissione europea con la quale venivano mosse delle obiezioni sul bando relativo alla c.d. CT1. L’allora porta voce Nicola Bianchi a più riprese ha chiesto alla Regione di vedere le carte ma non ha avuto nessuna risposta…È assurdo che la Regione abbia pagato un consulente esterno dopo che noi come Movimento, grazie al Pv uscente, avevamo offerto il supporto dei nostri esperti (che in quanto pagati da noi non sarebbero costati un euro ai cittadini). Abbiamo organizzato varie tavole rotonde con i nostri esperti, Nicola Bianchi dopo aver evidenziato le criticità del bando (circa la frequenza dei voli e dei servizi inclusi) più e più volte ha teso la mano e ha proposto soluzioni che offrissero ai sardi soluzioni per la mobilità e che garantissero all’Isola, davvero, la tanto agognata destagionalizzazione del turismo, ma nessuno lo ha ascoltato. La sua è stata una voce inascoltata.
Ma vi sembra normale che non si riesca ad avere un bando definitivo e si vada avanti con continue proroghe che mettono a rischio la stagione turistica? Insomma, si è provocata un’emergenza e se ne sono tamponati gli effetti con reiterati provvedimenti provvisori; non vorremmo che anche questo finisce per provocare ulteriori conseguenze negative per la Sardegna. Poi leggere che si opta per l’eliminazione della tariffa unica fa ancora più riflettere…Ma si rendono conto che equivale a distruggere il turismo e qualsiasi progetto di destagionalizzazione ??” Si tratterebbe dell’ennesima eredità negativa che l’attuale amministrazione lascerebbe al governo regionale che si instaurerà con le ormai prossime elezioni.
Non si può essere europeisti solo a convenienza… e pensare che accusavano noi di populismo antieuropeista. Le leggi vanno rispettate e quando non sono condivise vanno comunque rispettate ed eventualmente cambiate! Perché gli eurodeputati del PD non hanno proposto nuove norme, nuove soluzioni? Bisogna assolutamente chiarire che l’Ue non è contro la continuità territoriale o contro la mobilità dei Sardi ma contro la disapplicazione di regole, che consentono di contemperare tali esigenze e le legittime aspettative dei Sardi con i principi di libertà economica e di libero mercato.

Chi inquina deve pagare

Bonificare zone inquinate significa, in primo luogo, applicare per legge il principio: “chi inquina paga”.
Ma è anche una battaglia di civiltà, di rispetto verso la nostra madre terra, e non ultimo, verso la nostra salute.
Sfortunatamente anche la Sardegna possiede molte aree, troppe, fortemente contaminate. Queste devono necessariamente ritornare fruibili, disponibili a nuove idee imprenditoriali capaci di generare profitto nell’ ottica dello sviluppo sostenibile.

Inaugurazione del Centro Multimediale dell’ Area Marina Protetta Capo Caccia

Ringrazio l’Amministrazione Comunale e il Sindaco Mario Bruno che mi hanno invitata all’ inaugurazione del Centro Multimediale dell’ Area Marina Protetta Capo Caccia – Isola Piana.
Tornare nel luogo in cui mi sono formata, dove è iniziata la mia carriera lavorativa, vedere tutti i colleghi riuniti, non ha prezzo. Credo vivamente nel valore di questo progetto in termini educativi e promozionali, e le ricadute che, sicuramente, si avranno su tutto il territorio.

AREA MARINA PROTETTA – CAPO CACCIA / ISOLA PIANA